SUR-FACE

Attraverso la superficie

“Ciò che siete non è reale. Ciò che siete vi oltrepassa a ogni istante.”¹ 

   Tutti i giorni, siamo uniti e divisi da superfici. Virtuali e fisiche. Tocchiamo le tastiere dei nostri computer e i touch screen dei nostri dispositivi mobili per entrare in contatto con altre persone. Tastiere e schermi che ci tengono anche separati.

   “Si coltivano rapporti lontani e virtuali,” scrive lo psichiatra Vittorino Andreoli, “mentre si trascurano le relazioni umane con la persona della stanza accanto.”²

   Durante la pandemia di Covid-19, abbiamo vissuto un’astinenza forzata dal contatto fisico con gli altri per salvaguardare la nostra vita e la loro. Per alcuni, quella distanza “regolamentata” è stata un sollievo. Per altri, è stata straziante. Perché contatto è intimità, confidenza, scambio.

   Una superficie può nascondere, oscurare, ingannare. Un volto semicoperto da una maschera è un volto di cui non conosciamo la piena espressione e identità. La dimensione del virtuale ci obbliga ogni giorno al distacco, al dubbio, a una barriera. “Ci si intrattiene con personaggi che hanno un nome ma che nemmeno esistono“, scrive ancora Andreoli.

   Una superficie può anche raccontare, esternare. Esporre, amplificare. 

   La superficie non è affatto superficiale, ho letto da qualche parte.

   Oppure, lo è? ✦

SUR-FACE è un progetto in corso. Scrivi a info@raffaelabicego.com o raggiungimi tramite il modulo che trovi alla pagina Contatti per partecipare come protagonista dei miei ritratti.

La call è aperta a tutti. 🎔

Legenda:

¹ Guido Mazzoni, “La pura superficie”, ed. Donzelli.
² “L’uomo di superficie”, ed. Rizzoli.

Copertina: Luca, ©Raffaela Bicego

© Raffaela Bicego – Tutti i diritti riservati.

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