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ON THE “WEBFLOOR”

26/04/2020

Lo specchio virtuale del sé

 “Identity” of a person, of a thing, of a place.

“Identity”.  The word itself gives me shivers. It rings of calm, comfort, contentedness.

What is it, “identity”? To know where you belong? To know your self-worth?
To know who you are? How do you recognize identity?

We are creating an image of ourselves. We are attempting to resemble this image.
Is that what we call “identity”?
The accord between the image we have created of ourselves, and… ourselves?
Just who is that, “ourselves”?

(da “Appunti di Viaggio su Moda e Città”, docufilm di Wim Wenders)

 

reflection

reflection

Come viene percepita, la nostra identità, attraverso l’immagine che mostriamo agli altri? Come cambia, in relazione al pubblico con cui ci relazioniamo? Che cosa influenza la nostra opinione, quando guardiamo la foto di qualcuno?

L’identità è in costante mutamento: influenzata dalle abitudini, dai luoghi che frequentiamo, dalle culture, dalle mode. In qualche modo sfugge alla nostra stessa comprensione, talmente è complesso dare forma finita a un concetto così liquido e suscettibile di interpretazione.

E lo è ancor più oggi, che ci confrontiamo con avatar e alter ego virtuali. A chi non capita di chiedersi chi si nasconde dietro la tastiera? Se è vero che le maschere a cui alludeva Pirandello esistono da ben prima dell’avvento del virtuale, è anche vero che ora è tutto più impalpabile. E al tempo stesso, non privo di spazio per l’autenticità.

Come destreggiarsi in questo scenario? Se vogliamo ballare, sappiamo di dover scendere in pista. Ci muoviamo in bilico tra il tentativo (ormai utopico) di proteggere la nostra privacy, e la volontà di coltivare una presenza virtuale più o meno esposta e credibile. Se usiamo la rete per la nostra professione, dobbiamo gestire con accortezza profilo personale e lavorativo: l’uno più informale, l’altro più autorevole.

Ogni scelta che facciamo, sia quella di non comparire affatto o di “metterci la faccia”, comunica sempre qualcosa agli altri. Così come lo comunica il modo in cui scegliamo di farlo. Difficile stabilire un “giusto” e uno “sbagliato” che vada bene per tutti: al di là delle comuni buone norme di condotta online, il resto dipende dalla nostra professione, dalla nostra indole, da quello che vogliamo comunicare. Ciò che è importante è avere la consapevolezza che se si è online si è “in pista”, e che il modo in cui scegliamo di esserci parla di noi. ✦

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Raffaela_09_600
THE HIEROPHANT CARD
Partenze che non ritornano.
THANK YOU, HEDY
E mi lascio volentieri ispirare.
FINDING YOUR FEET
Quando cadere al buio diventa fondamentale per ricominciare.
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